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Giuseppe Recco (attr.), Napoli 1634 - Alicante 1695

Natura morta con pesci, seppie e ricci di mare
olio su tela, cm. 73x99; bella cornice coeva di legno dorato e intagliato

Su un piano roccioso di fronte a un paesaggio costiero al tramonto compare una ricca composizione di pesci di varie specie (alcuni raccolti dentro un cesto), seppie e ricci di mare. La luce si concentra sul primo piano, isolando gli elementi in una luce radente, fortemente selettiva. La resa delle superfici umide, delle squame lucide e delle carni molli delle seppie, così come la descrizione minuta dei ricci di mare, rimanda con coerenza alla specializzazione di Giuseppe Recco nel genere della natura morta marina, in particolare nelle composizioni con pesci e crostacei.
Il confronto più stringente è con la “Natura morta con seppia, pesci, aragosta e cesto di ostriche” della Pinacoteca Comunale di Faenza, datata tra il 1680 e il 1695: troviamo simili tipologie di soggetti (pesci, seppie, frutti di mare), analoga impostazione su un piano ribassato con fondo scuro e soprattutto una scrittura pittorica caratterizzata da tocchi brevi e vibrati che crivellano i pesci di minuscole luci creando una trama luminosa fittissima sulle superfici, uno dei tratti più riconoscibili della pittura di Recco.
La qualità della stesura, la coerenza con il linguaggio del pittore, formatosi in una famiglia specializzata nelle nature morte con pesci e cucine e riconosciuto già nel Settecento come uno dei massimi esponenti della natura morta napoletana accanto a Giovanni Battista Ruoppolo, e la stretta affinità con la tela di Faenza, unanimemente accettata come autografa, avvalorano in modo significativo l’attribuzione della presente opera al maestro napoletano e ne suggeriscono una datazione nella piena maturità, tra gli anni Settanta e Ottanta del Seicento.
10/07/2026 23:29:52
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