183
Giovanni Antonio Gualterio (attr.), attivo a Roma alla fine del XVI secolo
Corpus Christi, 1635
scultura in avorio, cm. 21x21; montata su supporto di plexiglas
Datata 1635 sulla parte posteriore del perizoma
Certificato CITES n. IT/CE/2023/BG/01484 del 12/12/2023
Questa raffinata scultura rappresenta un esempio di altissima qualità nella produzione di arte sacra in avorio della prima metà del Seicento. Il Cristo è raffigurato nel momento culminante della Passione, con il corpo slanciato e le braccia tese in un gesto di abbandono che unisce dramma e grazia. La resa anatomica è straordinariamente accurata: i muscoli tesi, le costole appena affioranti e la torsione del busto rivelano una conoscenza profonda del corpo umano e una sensibilità plastica che distingue Gualterio tra gli scultori attivi a Roma nel periodo barocco. Il volto, inclinato verso l’alto, esprime un’intensa spiritualità, con gli occhi socchiusi e la bocca semiaperta in un soffio di dolore e redenzione. Il perizoma, finemente lavorato con pieghe e nodi, è un elemento ricorrente nelle opere di Gualterio: si ritrova, con variazioni, nel Cristo vivo firmato e datato 1615 (già collezione privata romana), dove la stoffa è trattata con la stessa attenzione miniaturistica e la stessa morbidezza di modellato. Anche la lucentezza dell’avorio, levigato fino a ottenere un effetto quasi epidermico, è un altro aspetto tipico, come si osserva nel Cristo crocifisso conservato presso la chiesa di San Giovanni a Gaeta, attribuito al periodo giovanile. Rispetto a quest’ultimo, la nostra scultura mostra un’evoluzione stilistica verso una maggiore drammaticità barocca: la torsione del busto e la tensione delle braccia accentuano il pathos, mentre la resa del volto si fa più introspettiva, segno di una maturità artistica raggiunta negli anni romani. L’influenza della scultura di Stefano Maderno e di Francesco Mochi è evidente nella costruzione anatomica e nella ricerca di verità espressiva, ma Gualterio mantiene una cifra personale, più raccolta e spirituale, che lo distingue dai contemporanei. La data incisa sul retro del perizoma colloca l’opera negli ultimi anni dell’attività dell’artista, quando la sua produzione si concentra su soggetti devozionali di piccolo formato, destinati alla corte papale e a committenze private di alto rango. La qualità dell’intaglio, la purezza del materiale e la finezza del modellato confermano l’attribuzione a Gualterio, che si affermò come uno dei maggiori interpreti della scultura in avorio del Seicento italiano.
scultura in avorio, cm. 21x21; montata su supporto di plexiglas
Datata 1635 sulla parte posteriore del perizoma
Certificato CITES n. IT/CE/2023/BG/01484 del 12/12/2023
Questa raffinata scultura rappresenta un esempio di altissima qualità nella produzione di arte sacra in avorio della prima metà del Seicento. Il Cristo è raffigurato nel momento culminante della Passione, con il corpo slanciato e le braccia tese in un gesto di abbandono che unisce dramma e grazia. La resa anatomica è straordinariamente accurata: i muscoli tesi, le costole appena affioranti e la torsione del busto rivelano una conoscenza profonda del corpo umano e una sensibilità plastica che distingue Gualterio tra gli scultori attivi a Roma nel periodo barocco. Il volto, inclinato verso l’alto, esprime un’intensa spiritualità, con gli occhi socchiusi e la bocca semiaperta in un soffio di dolore e redenzione. Il perizoma, finemente lavorato con pieghe e nodi, è un elemento ricorrente nelle opere di Gualterio: si ritrova, con variazioni, nel Cristo vivo firmato e datato 1615 (già collezione privata romana), dove la stoffa è trattata con la stessa attenzione miniaturistica e la stessa morbidezza di modellato. Anche la lucentezza dell’avorio, levigato fino a ottenere un effetto quasi epidermico, è un altro aspetto tipico, come si osserva nel Cristo crocifisso conservato presso la chiesa di San Giovanni a Gaeta, attribuito al periodo giovanile. Rispetto a quest’ultimo, la nostra scultura mostra un’evoluzione stilistica verso una maggiore drammaticità barocca: la torsione del busto e la tensione delle braccia accentuano il pathos, mentre la resa del volto si fa più introspettiva, segno di una maturità artistica raggiunta negli anni romani. L’influenza della scultura di Stefano Maderno e di Francesco Mochi è evidente nella costruzione anatomica e nella ricerca di verità espressiva, ma Gualterio mantiene una cifra personale, più raccolta e spirituale, che lo distingue dai contemporanei. La data incisa sul retro del perizoma colloca l’opera negli ultimi anni dell’attività dell’artista, quando la sua produzione si concentra su soggetti devozionali di piccolo formato, destinati alla corte papale e a committenze private di alto rango. La qualità dell’intaglio, la purezza del materiale e la finezza del modellato confermano l’attribuzione a Gualterio, che si affermò come uno dei maggiori interpreti della scultura in avorio del Seicento italiano.
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