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Importante ostensorio in argento dorato, Palermo, fine del XV-inizi del XVI secolo
struttura architettonica a torre cuspidata di gusto pienamente gotico internazionale. La composizione si articola su più ordini di archi trilobati e pinnacoli traforati, con figure di santi e angeli disposte entro nicchie e baldacchini. La parte superiore culmina in una croce con Cristo crocifisso, mentre il corpo centrale ospita il contenitore portareliquie in vetro di forma cilindrica, affiancato da due angeli genuflessi e incorniciato da elementi a guglie e colonnine tortili; immediatamente sopra è la figura della Vergine fra due santi, verosimilmente Santa Teresa di Gesù e San Francesco; ampio piede lobato decorato da motivi vegetali e fogliati incisi e sbalzati con rilievi figurati di gusto tardo‑gotico; punzone dell'aquila sovrastante le lettere R.U.P (Regia Urbs Panormi), h. cm. 80 circa (difetti e mancanze; contenitore in vetro non pertinente)
Cfr.: per un ostensorio simile al nostro si veda M.Concetta di Natale (a cura di), Ori e Argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra, Trapani 1 luglio-30 ottobre 1989, p. 138, f. 10
Opera di oreficeria palermitana di eccezionale livello, il reliquiario riflette la transizione dal gotico fiorito al primo Rinascimento siciliano, con influssi catalani e napoletani; esso conserva intatta la sua forza espressiva e la preziosità originaria, testimoniando la continuità della tradizione orafa isolana nel passaggio tra Medioevo e Rinascimento.
Per qualità esecutiva e complessità architettonica, il reliquiario trova confronti con il Reliquiario di San Luigi IX del Tesoro della Cattedrale di Palermo e con quello di Santa Rosalia conservato nel Museo Diocesano, nei quali ricorrono la stessa tensione verticale e la medesima ricchezza di trafori. Analoghe soluzioni si ritrovano anche nel Reliquiario di San Nicola di Bari del Museo Civico di Caltagirone e negli ostensori lombardi e veneti del XV secolo, come quello di Giovanni da Sesto nel Museo del Duomo di Milano, che condividono la fusione tra struttura architettonica e scultura minuta.
Cfr.: per un ostensorio simile al nostro si veda M.Concetta di Natale (a cura di), Ori e Argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra, Trapani 1 luglio-30 ottobre 1989, p. 138, f. 10
Opera di oreficeria palermitana di eccezionale livello, il reliquiario riflette la transizione dal gotico fiorito al primo Rinascimento siciliano, con influssi catalani e napoletani; esso conserva intatta la sua forza espressiva e la preziosità originaria, testimoniando la continuità della tradizione orafa isolana nel passaggio tra Medioevo e Rinascimento.
Per qualità esecutiva e complessità architettonica, il reliquiario trova confronti con il Reliquiario di San Luigi IX del Tesoro della Cattedrale di Palermo e con quello di Santa Rosalia conservato nel Museo Diocesano, nei quali ricorrono la stessa tensione verticale e la medesima ricchezza di trafori. Analoghe soluzioni si ritrovano anche nel Reliquiario di San Nicola di Bari del Museo Civico di Caltagirone e negli ostensori lombardi e veneti del XV secolo, come quello di Giovanni da Sesto nel Museo del Duomo di Milano, che condividono la fusione tra struttura architettonica e scultura minuta.
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