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Jacopo di Vinciolo detto Zobolino, attivo a Spoleto tra il 1461 e il 1494
Sant'Andrea apostolo
olio su tela, cm. 171x66
Stato di conservazione: l'opera è reintelata. È presente un taglio obliquo che attraversa tutta la larghezza della tela dal braccio destro della croce, passando per la fine della barba e arrivando all'angolo superiore sinistro del libro; un altro taglio interessa la veste del braccio destro, arrivando fino al polso.
Questo raro dipinto, presente nella Fototeca Zeri come opera di Pierfrancesco Fiorentino (scheda n. 12881), è stato correttamente ricondotto al suo esecutore dal professor Andrea De Marchi; esso rappresenta una testimonianza eloquente della pittura spoletina nella seconda metà del Quattrocento, in quel momento di passaggio in cui la tradizione gotica si apre alle novità del Rinascimento umbro e toscano. L’opera, eseguita a olio su tela, raffigura Sant'Andrea apostolo, riconoscibile dalla croce obliqua e dal pesce che vi è appeso, simboli del suo martirio e della sua vocazione di pescatore di uomini. La figura si staglia su un drappo rosso, sotto un arco trilobato che incornicia l’aureola, con due tondi agli angoli superiori che riecheggiano motivi decorativi tipici dei polittici umbri. Il santo, anziano e assorto, regge un libro aperto con l'iscrizione latina RELICTIS RECTIBUS ET NAVI SECUTUS SUM DOMINUM (Lasciate le reti e la nave, seguii il Signore), un dettaglio che conferisce alla scena un tono meditativo e dottrinale. La veste damascata, resa con cura nei riflessi e nei motivi floreali, rivela l’attenzione di Zobolino per la materia pittorica e per la resa tattile dei tessuti, un tratto che si ritrova anche negli affreschi di San Gregorio Maggiore e San Ponziano a Spoleto. In queste decorazioni murali, come nel nostro dipinto, le figure dei santi sono costruite con un disegno netto e lineare, i volti segnati da una dolce malinconia e da un chiaroscuro che tende più alla modulazione tonale che alla piena volumetria. Zobolino, pur non abbandonando del tutto la ieraticità tardogotica, mostra una crescente attenzione alla spazialità e alla psicologia del personaggio, segno di un artista che guarda alle esperienze di Benozzo Gozzoli e Pier Matteo d’Amelia, ma le traduce in un linguaggio più raccolto e devozionale. Il colore, caldo e terroso, con predominanza di rossi e ocra contribuisce a creare un’atmosfera di intimità spirituale; la posa frontale e la monumentalità della figura suggeriscono che il dipinto fosse parte di un polittico smembrato, destinato a un altare locale. Nel complesso, quest’opera rappresenta un momento di equilibrio tra tradizione e innovazione: la solidità del disegno e la compostezza della figura convivono con una nuova sensibilità luminosa e con un gusto per la narrazione silenziosa. Zobolino emerge come un pittore di transizione, capace di fondere la devozione medievale con la ricerca umanistica di verità e presenza, lasciando un segno discreto ma riconoscibile nella pittura umbra del Quattrocento.
olio su tela, cm. 171x66
Stato di conservazione: l'opera è reintelata. È presente un taglio obliquo che attraversa tutta la larghezza della tela dal braccio destro della croce, passando per la fine della barba e arrivando all'angolo superiore sinistro del libro; un altro taglio interessa la veste del braccio destro, arrivando fino al polso.
Questo raro dipinto, presente nella Fototeca Zeri come opera di Pierfrancesco Fiorentino (scheda n. 12881), è stato correttamente ricondotto al suo esecutore dal professor Andrea De Marchi; esso rappresenta una testimonianza eloquente della pittura spoletina nella seconda metà del Quattrocento, in quel momento di passaggio in cui la tradizione gotica si apre alle novità del Rinascimento umbro e toscano. L’opera, eseguita a olio su tela, raffigura Sant'Andrea apostolo, riconoscibile dalla croce obliqua e dal pesce che vi è appeso, simboli del suo martirio e della sua vocazione di pescatore di uomini. La figura si staglia su un drappo rosso, sotto un arco trilobato che incornicia l’aureola, con due tondi agli angoli superiori che riecheggiano motivi decorativi tipici dei polittici umbri. Il santo, anziano e assorto, regge un libro aperto con l'iscrizione latina RELICTIS RECTIBUS ET NAVI SECUTUS SUM DOMINUM (Lasciate le reti e la nave, seguii il Signore), un dettaglio che conferisce alla scena un tono meditativo e dottrinale. La veste damascata, resa con cura nei riflessi e nei motivi floreali, rivela l’attenzione di Zobolino per la materia pittorica e per la resa tattile dei tessuti, un tratto che si ritrova anche negli affreschi di San Gregorio Maggiore e San Ponziano a Spoleto. In queste decorazioni murali, come nel nostro dipinto, le figure dei santi sono costruite con un disegno netto e lineare, i volti segnati da una dolce malinconia e da un chiaroscuro che tende più alla modulazione tonale che alla piena volumetria. Zobolino, pur non abbandonando del tutto la ieraticità tardogotica, mostra una crescente attenzione alla spazialità e alla psicologia del personaggio, segno di un artista che guarda alle esperienze di Benozzo Gozzoli e Pier Matteo d’Amelia, ma le traduce in un linguaggio più raccolto e devozionale. Il colore, caldo e terroso, con predominanza di rossi e ocra contribuisce a creare un’atmosfera di intimità spirituale; la posa frontale e la monumentalità della figura suggeriscono che il dipinto fosse parte di un polittico smembrato, destinato a un altare locale. Nel complesso, quest’opera rappresenta un momento di equilibrio tra tradizione e innovazione: la solidità del disegno e la compostezza della figura convivono con una nuova sensibilità luminosa e con un gusto per la narrazione silenziosa. Zobolino emerge come un pittore di transizione, capace di fondere la devozione medievale con la ricerca umanistica di verità e presenza, lasciando un segno discreto ma riconoscibile nella pittura umbra del Quattrocento.
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