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Pietro Fachetti (attr.), Mantova 1539 - Roma 1613

Ritratto di papa Sisto V (Felice Peretti, Grottammare 1521 - Roma 1590)
olio su tela, cm. 152,5x109 (difetti alla tela); bella cornice marchigiana del XVII secolo in legno laccato a finto marmo decorata da cartigli incisi su fondo argentato.

Di intensa forza psicologica e di raffinata costruzione formale, il dipinto raffigura Il pontefice seduto su un seggiolone ligneo, avvolto nel manto rosso pontificio che contrasta con la veste bianca sottostante. Il volto, segnato dall’età ma animato da uno sguardo vivace e penetrante, rivela la personalità energica e risoluta di Felice Peretti, il papa riformatore e amministratore che seppe imprimere alla Roma di fine Cinquecento un’impronta di rigore e modernità. Sul lato sinistro della composizione si apre una veduta architettonica di un cortile di palazzo, popolato da piccole figure — guardie svizzere, prelati e lo stesso pontefice nell’atto di benedire alcuni sacerdoti — che introducono un elemento narrativo raro nei ritratti ufficiali. Questo dettaglio, quasi una “miniatura” inserita nel contesto solenne del ritratto, suggerisce la volontà di celebrare non solo la figura del papa, ma anche la sua azione concreta di governo e riforma. La pennellata compatta e levigata, la luce calda che modella il volto e la cura nella resa dei tessuti rimandano alla maniera di Pietro Fachetti, pittore mantovano attivo a Roma, noto per la sua capacità di fondere introspezione psicologica e dignità formale. Il confronto con opere certe come il Ritratto di cardinale (già in collezione privata) o il Ritratto di ecclesiastico del Museo di Capodimonte conferma la parentela stilistica: in tutti questi lavori si ritrova la stessa attenzione alla verità fisiognomica, la delicatezza delle velature nella barba e nei riflessi della pelle, e la costruzione solida del busto ottenuta con passaggi tonali morbidi ma precisi. L’opera dedicata a Sisto V si distingue tuttavia per una maggiore vitalità narrativa e per un tono più umano: il sorriso appena accennato e la posa rilassata attenuano la severità del ruolo, restituendo un’immagine di autorità temperata da intelligenza e ironia. In questo equilibrio tra solennità e naturalezza si riconosce la cifra di Fachetti, che nei suoi ritratti ecclesiastici tende a umanizzare la dignità del potere, trasformando la rappresentazione ufficiale in un ritratto di carattere. Nel complesso, il dipinto si colloca nel solco della ritrattistica papale di fine Cinquecento, ma con una sensibilità più intima e moderna, dove la figura del pontefice non è solo simbolo di potere, bensì testimonianza di un’epoca di riforme e di visione politica, resa con la misura e la finezza di un artista che seppe cogliere l’essenza dei suoi modelli più che la loro apparenza.
13/09/2026 08:10:48
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