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Scultore prossimo a Giovanni di Stefano, Marche, inizi del XV secolo, attivo tra Marche e Umbria nel XV secolo

Corpus Christi
scultura in legno policromo, la scultura: cm. 74x85; la croce: cm. 203x92 circa (mancanze; difetti; la croce di epoca successiva)

Inserita nell’ambito delle maestranze marchigiane e umbre del XV secolo, in un contesto artistico che riflette la diffusione della scultura lignea devozionale tra le botteghe attive fra Camerino, Fabriano e Foligno, questa scultura mostra evidenti affinità con la produzione di Giovanni di Stefano, artista poco noto ma documentato in area umbro‑marchigiana nella seconda metà del Quattrocento, autore di figure lignee caratterizzate da un linguaggio sobrio e da una forte intensità spirituale. La figura di Cristo, dal corpo allungato e dalla modellazione essenziale, rivela una concezione arcaizzante che si ritrova in alcune opere attribuite a Giovanni di Stefano, come il Crocifisso di San Venanzo o il Cristo deposto di area folignate, dove la tensione drammatica è affidata alla linearità dei volumi e alla semplificazione dei dettagli anatomici. Anche qui, la resa del volto, con occhi socchiusi e bocca serrata, esprime una compostezza austera e un pathos contenuto, tipico della tradizione umbro‑senese che influenzò la formazione del maestro. La trattazione del torso, con le costole appena accennate e la ferita al costato resa con sobrietà, rimanda alla sensibilità quattrocentesca per la figura umana intesa come veicolo di devozione più che di naturalismo. Il perizoma, dalle pieghe rigide e geometriche, e la policromia semplificata — con incarnati chiari e lumeggiature scure — confermano l’appartenenza dell’opera a una bottega periferica ma aggiornata sui modelli diffusi tra Umbria e Marche nella cerchia di Giovanni di Stefano. Nonostante le lacune e le abrasioni della superficie, la scultura conserva una notevole forza espressiva e una qualità devozionale che la collocano nel solco della tradizione lignea quattrocentesca dell’Italia centrale. La stilizzazione dei tratti, la rigidità delle membra e la sobrietà della policromia ne fanno una testimonianza significativa della diffusione del linguaggio di Giovanni di Stefano tra gli scultori minori attivi nell’area umbro‑marchigiana del XV secolo.
13/09/2026 08:12:11
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