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Giovanni Battista Busiri (attr.), Roma 1698 - 1757
Roma. Veduta delle terme di Diocleziano
Roma. Veduta del Foro Romano
coppia di tempere su pergamena, cm. 20,5x26,5
Questi due scorci di Roma, tra i più suggestivi della città eterna, riflettono pienamente la sensibilità luminosa e la finezza grafica che contraddistinguono la mano di Giovanni Battista Busiri, uno dei vedutisti più raffinati della Roma settecentesca. Busiri, attivo nella cerchia di Giovanni Paolo Panini e vicino alla tradizione di Andrea Locatelli, seppe trasformare le rovine di Roma in scenari poetici, dove la monumentalità dell’antico si intreccia con la vita quotidiana. Nella veduta delle Terme di Diocleziano l’artista costruisce la scena con un equilibrio misurato: le grandi arcate e le strutture in rovina emergono con chiarezza, mentre figure di viandanti, cavalli e piccoli gruppi animano il primo piano, introducendo un ritmo narrativo che stempera la grandiosità del complesso; la luce chiara, diffusa, avvolge l’architettura e conferisce alla composizione un tono sereno e contemplativo. La veduta del Foro Romano presenta una costruzione altrettanto ariosa: il celebre colonnato e le rovine si alternano a edifici moderni, creando un dialogo tra antico e presente che è cifra distintiva del vedutismo romano. Anche qui, la presenza di figure minute — contadini, viandanti, animali — arricchisce la scena di vita e movimento, mentre la tempera, stesa con mano sicura e trasparente, restituisce una luminosità argentea tipica delle opere di Busiri. I dipinti si collocano pienamente nella cultura visiva della Roma del Settecento, quando le rovine dell’antichità diventano protagoniste di un nuovo modo di rappresentare il paesaggio: non più semplice documento archeologico, ma luogo evocativo, spazio di memoria e contemplazione. Busiri è uno degli interpreti più sensibili di questa stagione; la sua pittura unisce la precisione topografica alla poesia del paesaggio ideale, creando immagini capaci di parlare tanto alla storia quanto all’immaginazione. Confronti puntuali possono essere stabiliti con le Vedute conservate al Museo di Roma – Palazzo Braschi, con le tempere della Galleria Corsini e con le opere della Collezione Capitolina, dove ricorrono la stessa costruzione scenografica, la medesima luminosità diffusa e la capacità di trasformare la topografia in racconto. La coppia qui presentata, per qualità del disegno, equilibrio compositivo e delicatezza cromatica, si inserisce perfettamente nel corpus di Busiri e testimonia la fortuna delle vedute archeologiche nella Roma del Grand Tour.
Roma. Veduta del Foro Romano
coppia di tempere su pergamena, cm. 20,5x26,5
Questi due scorci di Roma, tra i più suggestivi della città eterna, riflettono pienamente la sensibilità luminosa e la finezza grafica che contraddistinguono la mano di Giovanni Battista Busiri, uno dei vedutisti più raffinati della Roma settecentesca. Busiri, attivo nella cerchia di Giovanni Paolo Panini e vicino alla tradizione di Andrea Locatelli, seppe trasformare le rovine di Roma in scenari poetici, dove la monumentalità dell’antico si intreccia con la vita quotidiana. Nella veduta delle Terme di Diocleziano l’artista costruisce la scena con un equilibrio misurato: le grandi arcate e le strutture in rovina emergono con chiarezza, mentre figure di viandanti, cavalli e piccoli gruppi animano il primo piano, introducendo un ritmo narrativo che stempera la grandiosità del complesso; la luce chiara, diffusa, avvolge l’architettura e conferisce alla composizione un tono sereno e contemplativo. La veduta del Foro Romano presenta una costruzione altrettanto ariosa: il celebre colonnato e le rovine si alternano a edifici moderni, creando un dialogo tra antico e presente che è cifra distintiva del vedutismo romano. Anche qui, la presenza di figure minute — contadini, viandanti, animali — arricchisce la scena di vita e movimento, mentre la tempera, stesa con mano sicura e trasparente, restituisce una luminosità argentea tipica delle opere di Busiri. I dipinti si collocano pienamente nella cultura visiva della Roma del Settecento, quando le rovine dell’antichità diventano protagoniste di un nuovo modo di rappresentare il paesaggio: non più semplice documento archeologico, ma luogo evocativo, spazio di memoria e contemplazione. Busiri è uno degli interpreti più sensibili di questa stagione; la sua pittura unisce la precisione topografica alla poesia del paesaggio ideale, creando immagini capaci di parlare tanto alla storia quanto all’immaginazione. Confronti puntuali possono essere stabiliti con le Vedute conservate al Museo di Roma – Palazzo Braschi, con le tempere della Galleria Corsini e con le opere della Collezione Capitolina, dove ricorrono la stessa costruzione scenografica, la medesima luminosità diffusa e la capacità di trasformare la topografia in racconto. La coppia qui presentata, per qualità del disegno, equilibrio compositivo e delicatezza cromatica, si inserisce perfettamente nel corpus di Busiri e testimonia la fortuna delle vedute archeologiche nella Roma del Grand Tour.
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